Neva UAL: «L’Accordo ha aperto la strada. Per i ladini il riconoscimento è arrivato dopo, con lo Statuto del 1972: chiediamo che quel cammino continui, con pari tutela in tutte le valli ladine»
Ottant’anni fa, il 5 settembre 1946, De Gasperi e Gruber firmavano a Parigi l’accordo che avrebbe dato fondamento internazionale alla nostra autonomia speciale. La Neva UAL celebra questa data con orgoglio, ma anche con un richiamo alla responsabilità.
L’accordo del 1946 riguardava la popolazione di lingua tedesca: per la comunità ladina il riconoscimento è arrivato più tardi, con il secondo Statuto del 1972, le norme di attuazione, le leggi provinciali, il Comun general de Fascia e il lavoro paziente di generazioni di amministratori e associazioni ladine. Ciò che non è scritto in partenza va scritto dopo, e va difeso ogni giorno.
L’autonomia è dinamica, mai un traguardo raggiunto. Il pericolo maggiore non è un attacco frontale: è che la si riduca a una questione di risorse finanziarie. Per una minoranza piccola come la nostra il rischio è di essere ridotti a folklore — cartoline, costumi e insegne bilingui — mentre la lingua esce dalla scuola, dai servizi e dal lavoro. L’identità ladina è sostanza, non decorazione.
La riforma dello Statuto approvata quest’anno è un passo avanti, ma lascia aperta la questione centrale: una sola minoranza ladina resta divisa fra due Province autonome e una Regione ordinaria, con tre livelli di tutela diversi. Un ladino di Fassa, di Gherdëina o Val Badia, di Fodom, Col e Anpezo non può avere diritti diversi a seconda del confine in cui è nato. Il percorso attuativo sia l’occasione per riallineare verso l’alto le tutele e garantire una rappresentanza ladina effettiva.
L’Euregio può essere uno strumento concreto se usato per quello che è — cooperazione, non un ente politico sostitutivo delle Province. Dove c’è plusvalore oggettivo (turismo, mobilità sui passi, sanità di valle, formazione dei docenti, ricerca sulla lingua ladina) cooperare conviene a tutti. La Ladinia è il caso di scuola, e dall’Euregio si aspetta progetti stabili e finanziati, non dichiarazioni celebrative.
Vale anche a livello europeo: un’Europa dei soli Stati forti è un’Europa in cui le autonomie speciali e le piccole comunità linguistiche pesano meno.
Cinque priorità per noi:
1. Parità di tutela – stessi diritti linguistici e scolastici in tutte le valli ladine.
2. Ladino nei servizi – estenderne l’uso negli uffici e nella sanità di valle.
3. Insegnanti – ampliare i percorsi di specializzazione per la Scola Ladina de Fascia.
4. Una linea Euregio per la Ladinia – fondi stabili per progetti comuni su lingua, cultura e mobilità.
5. Casa per i giovani – alloggi a canone calmierato: la lingua vive dove vive la gente.
