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    AUTONOMIA E SUSSIDIARIETÀ

    Autonomia per una comunità significa “governarsi da sé” ossia darsi delle leggi e rispettarle. Quindi essere sì indipendenti ma questo non è sufficiente perché per gestire un’autonomia locale è necessario operare con responsabilità. Responsabilità intesa come diritto e dovere, che sono due facce della stessa medaglia.

    L’autonomia che caratterizza il Trentino-Alto Adige/Südtirol non è dunque solamente un insieme di tutele giuridico-istituzionali, ma è un patrimonio condiviso di storia, di principi e di modi di pensare al bene collettivo: è un modo d’essere.

    Soltanto partendo da questi presupposti si può maturare la consapevolezza che l’Autonomia non può essere considerata buona e meritata per definizione, perché è uno strumento che solo se ben utilizzato può portare a dei risultati eccezionali. Altrimenti, rischia di provocare gli effetti opposti.

    A mio avviso, una non corretta interpretazione della nostra Autonomia è quella di percepirla ed utilizzarla come un fine anziché come un mezzo, quindi come uno strumento statico e di privilegio anziché uno strumento caratterizzato dalla dinamicità e dalla capacità di saper rispondere al meglio alle esigenze di una collettività che si trova in contesti culturali, sociali ed economici in continua e repentina evoluzione.

    L’autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol deve essere:

    • un’autonomia innovativa nel campo del welfare, nelle politiche di lavoro, di sostegno alle imprese;
    • un’autonomia solidale che si fa carico delle difficoltà di altri territori, all’interno della nazione e internazionalmente;
    • un’autonomia dialogante che tende sempre alla ricerca del confronto e non dell’isolamento, si pensi alla realtà dell’Euregio (collaborazione transfrontaliera);

    Un’autonomia che come affermò De Gasperi “deve essere il coraggio di fare da sé  senza mai cadere in un gretto localismo”.

    L’autonomia amministrativa trova una sua applicazione pratica nel principio di sussidiarietà, ossia quel principio secondo il quale, quando un ente inferiore, più sensibile alle esigenze territoriali, è capace di svolgere bene un determinato compito, l’ente superiore non necessita di intervenire, ma può eventualmente sostenere l’azione del primo.

    L’ente sussidiario per eccellenza, come dispone l’Articolo 118 c. 1 della Costituzione, è il comune, poiché è l’organismo territoriale più vicino ai cittadini ed in grado di rispondere al meglio alle necessità della collettività.

    Noi, in Val di Fassa, abbiamo il privilegio di avere molto di più, perché oltre ai 6 comuni esiste un’istituzione costituzionalmente riconosciuta che è il Comun General de Fascia. A mio avviso, quest’ultimo è l’ente che più di tutti ha le potenzialità per esprimere ed attuare un concetto di autonomia inteso nei termini sopra indicati.

    Il Comun General de Fascia è un “laboratorio” di confronto dove si possono pianificare ed elaborare le politiche territoriali, di vivibilità e di sviluppo della nostra Valle. E’ in questo organismo che deve essere pensato e costruito il futuro della Comunità di Fassa. E’ dal Comun General de Fascia che deve uscire la melodia del “Pastor de Fascia” che canta: appartenenza, coesione sociale e benessere per la nostra generazione e le generazioni future.

     

    Martina Pederiva
    Neva UAL

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