L’emergenza abitativa in Val di Fassa non è più soltanto un problema economico: è diventata una questione sociale che rischia di compromettere il futuro stesso della comunità locale. Da anni i residenti denunciano una situazione sempre più insostenibile, ma oggi il mercato immobiliare sembra aver raggiunto livelli tali che escludono a priori gran parte delle famiglie fassane dalla possibilità di acquistare una casa nel proprio territorio.
La crescente domanda proveniente da acquirenti interessati a seconde case e investimenti turistici ha contribuito a far crescere i prezzi fino a livelli che, per la maggior parte di valligiani, risultano assolutamente inaccessibili. Un fenomeno amplificato dalla visibilità garantita dai social network e dalle moderne piattaforme di promozione immobiliare.

Un episodio recente offre una misura concreta della portata del fenomeno. Nei giorni scorsi un’agenzia immobiliare operante sul territorio ha pubblicato online l’annuncio di vendita di un appartamento arredato in un condominio costruito diversi decenni fa. Il prezzo richiesto supera i 7.800 euro al metro quadrato, per un valore complessivo superiore ai seicentomila euro. Al di là delle caratteristiche dell’immobile, ciò che ha colpito maggiormente è stata la reazione del mercato: in appena due giorni il post è stato inondato da oltre 500 richieste di informazioni da parte di potenziali acquirenti non valligiani.
Numeri che testimoniano come la pressione della domanda esterna sia altissima e che questa gonfi inevitabilmente i prezzi di mercato. Una situazione che rende sempre più difficile per una famiglia con un reddito medio competere sul mercato locale. A causa di ciò per molti giovani, acquistare una casa in valle sta diventando un obiettivo irrealizzabile, con la conseguenza di spingere numerosi residenti a trasferirsi altrove.
Il rischio nel continuare su questa strada è quello di un progressivo spopolamento della popolazione locale con le annesse conseguenze sociali: meno giovani famiglie, meno nascite, una diminuzione degli iscritti nelle scuole e maggiori difficoltà nel garantire servizi essenziali di prossimità. Una comunità che perde residenti rischia infatti di vedere indebolito l’intero tessuto
sociale ed economico trasformando il volto della Val di Fassa, fino ad oggi un esempio quale realtà da sempre viva e dinamica.
Rammarica vedere che, di fronte ad una tale palese situazione, non vi sia reazione da parte delle istituzioni provinciali che sono state informate e interpellate e che si mostrano sorde alla richiesta di aiuto sapendo che avrebbero gli strumenti normativi per poter ideare e introdurre soluzioni idonee a marginare il problema denunciato. È avvilente che anche i rappresentanti fassani nelle stesse istituzioni provinciali e nazionali, pur sedendo negli schieramenti di maggioranza da anni non vedano il problema, non se ne prendano carico, non sappiano come affrontarlo o semplicemente non abbiano sufficiente influenza all’interno delle loro maggioranze per poterlo porre come priorità all’ordine del giorno. Rimane il fatto che il tempo è esaurito e la cittadinanza ancora non ha ricevuto risposte adeguate e soprattutto soluzioni. La richiesta della NEVA Union Autonomista Ladina è quella di interventi concreti e tempestivi, capaci di riportare equilibrio tra sviluppo turistico e diritto alla residenza.
Oltre a quelli già proposti a dicembre 2025 per incentivare gli affitti a lungo termine intervenendo sulla fiscalità locale tra le possibili soluzioni che riteniamo possano essere efficaci figurano strumenti legislativi e fiscali volti a favorire veramente l’acquisto della prima casa da parte dei residenti e a contenere e disincentivare la pressione speculativa sul mercato immobiliare aumentando la fiscalità per le agenzie che intermediano, lucrano e in un certo qual modo sono complici di questo sistema, nonché direttamente aumentare la fiscalità in maniera esponenziale per chi acquista una casa non per necessità residenziale ma per capriccio o trarre profitto nel mercato turistico.
L’obiettivo di una tale forte proposta politica è duplice e motivato dallo stato di emergenza sociale e mira ad aumentare il gettito fiscale per gli enti locali che, con l’incremento di nuove entrate, potrebbero introdurre anche politiche economiche a favore della residenzialità, oltre che di investimenti e welfare per la popolazione stabile. Abbassando la domanda è presumibile un contenimento dell’inarrestabile aumento dei costi degli immobili, n tale modo si auspica di poter sostenere e garantire a chi vive e lavora in valle di continuare ad abitare nel territorio che contribuisce ogni giorno a far crescere.
La domanda che resta aperta è semplice e richiede una pronta risposta: una valle può continuare a prosperare e avere un futuro se chi la mantiene viva non riesce più a permettersi di viverci? Per molti residenti, il tempo delle analisi è finito. Ora servono decisioni capaci di restituire ossigeno a una comunità che sente di essere sempre più sotto assedio.
Consei de la Neva UAL